IX GIORNATA NAZIONALE DEL BRAILLE

 

MATERA – 20/02/2016

 

 

Quest’anno ricorre la 9° edizione della Giornata Nazionale del Braille che abbiamo pensato di chiamare “Mani che leggono”.

 

La legge istitutiva n. 126 del 3 agosto 2007, fissa la celebrazione della Giornata al 21 febbraio di ogni anno; in particolare, tale legge esorta gli organismi operanti nel sociale, ad avviare ogni forma di sensibilizzazione, dà l’opportunità, a chi fruisce giornalmente di tale straordinario strumento di integrazione, di poter conoscere e far conoscere come, ad oggi, il Braille sia l’unico sistema di lettura e scrittura capace di permettere, ad un non vedente, di potersi integrare appieno all’interno di una società costituita, per il suo 83%, da informazioni letterarie.

 

Per rendere onore e merito al genio francese Louis Braille, l’Unione Italiana Ciechi ed Ipovedenti - sezione provinciale di Matera, grazie alla disponibilità del corpo insegnanti e del dirigente del Liceo Classico Statale “E. Duni” di Matera, ha organizzato il presente incontro per illustrare, nel dettaglio, l’applicazione del metodo di scrittura Braille nell’era moderna e l’evoluzione che, lo stesso, ha subito dalla sua creazione ad oggi.

 

La Giornata nazionale del Braille rappresenta un modo per informare l’opinione pubblica che la cecità, pur se grande minorazione, può essere superata con il sostegno delle istituzioni, con la solidarietà della società, annullando il pregiudizio e donando aiuto, amicizia, collaborazione e sostegno al non vedente.

 

L’invenzione del codice Braille ha permesso, alle persone che soffrono di questa grave disabilità, di effettuare un salto epocale dal parlato alla scrittura; in tal modo, è stato possibile accedere direttamente al patrimonio culturale dell’umanità. Il Braille è considerato, pertanto, la chiave di accesso alla cultura.

 

Prima dell’invenzione del Braille, il non vedente era considerato, sotto tutti i punti di vista, un emarginato. Solo qualcuno riusciva a salvarsi suonando in chiesa durante le funzioni religiose; tutti gli altri erano costretti, invece, a chiedere l’elemosina suscitando la pietà dei normodotati. Un giorno, un educatore francese ed insegnante di calligrafia, tale Valentin Hauy, volle provare ad educare un bambino non vedente servendosi della normale scrittura in rilievo; ottenne risultati soddisfacenti tanto che gli fu assegnata una casa nella quale accolse 12 non vedenti. Fu quella la prima forma di “istituto” per i ciechi. Il sistema di scrittura e lettura usato, però, creava spesso difficoltà al tatto del bambino, ragione per la quale era necessario trovare un sistema più accessibile ai suoi polpastrelli. A questo pensò Louis Braille, diventato cieco all’età di 3 anni, a causa di un incidente accadutogli nella bottega del padre maniscalco. All’età di 16 anni, certamente per gioco, riuscì a creare un metodo di scrittura molto più accessibile per i non vedenti. Esso si basava su 6 punti in rilievo, 3 a destra e 3 a sinistra, che, a seconda della loro posizione, formavano le varie lettere dell’alfabeto.

 

Nel 1854 il Braille divenne ufficialmente il sistema di scrittura mondiale del non vedente.

 

Ciò ha consentito, sull’esempio di Valentin Hauy,  l’apertura di diversi istituti per ciechi dei quali se ne ricordano alcuni: Napoli, Firenze, Milano, Bologna, Lecce, Roma.

 

In questi istituti, i non vedenti hanno potuto studiare, diventare valenti musicisti, imparare vari mestieri; ciò ha consentito loro di uscire dall’emarginazione e dalla pietà generale.

 

Purtroppo, però, con il passare del tempo, la maggior parte degli istituti è stata chiusa e inoltre, con l’avvento dei nuovi sistemi tecnologici ed informatici (tra cui la sintesi vocale) che hanno moltiplicato le modalità di accesso, per le persone non vedenti, alle informazioni scritte, il sistema Braille, pur se strumento ancora efficace, ha cominciato ad essere abbandonato tanto dai non vedenti, quanto dalle loro famiglie e dagli insegnanti di sostegno che non sempre apprezzano  l’importanza di questo sistema, preferendo ausili informatici come la già citata sintesi vocale. 

 

In realtà, il metodo tradizionale di scrittura, tramite punteruolo e tavoletta, permette di prendere appunti in autonomia anche quando non si ha l’immediata disponibilità di un computer.